     p 216 .
     
Paragrafo 3 . La filosofia (amor Dei intellectualis).

     
Per  Spinoza  esistono  tre  generi  di  conoscenza:  l'opinione  o
immaginazione, la ragione, la scienza intuitiva.
     La conoscenza del primo genere  quella in cui le nostre idee,
confuse e inadeguate, traggono origine "da oggetti singolari che ci
sono  rappresentati dai sensi in modo mutilato" o  dal  ricordo  di
parole  lette o udite(72). Il secondo genere di conoscenza  quello
che  ci  consente  di  avere "idee adeguate delle  propriet  delle
cose"(73),  cio  la  conoscenza della Natura  mediante  un  metodo
scientifico.  Il terzo genere, infine, d una conoscenza  immediata
della Natura, in quanto sostanza divina, unica ed eterna.
     Per  chiarire  questi  diversi gradi  del  conoscere,  Spinoza
ricorre  ad  un  esempio. Dati tre numeri, si  vuole  conoscere  il
quarto,  che  sta  al  terzo  come il secondo  sta  al  primo.  Per
risolvere  il  problema, i mercanti non esitano a  moltiplicare  il
secondo  numero  per  il terzo e a quindi a  dividere  il  prodotto
ottenuto  per il primo numero. Essi usano questo metodo  "o  perch
non  hanno lasciato ancora cadere nell'oblio ci che, senza  alcuna
dimostrazione, hanno udito dal maestro" (e questo  il primo genere
di  conoscenza), oppure "in forza della Prop. 19 del libro  settimo
di  Euclide,  cio della propriet comune dei numeri proporzionali"
(e questo  il secondo genere di conoscenza). "Ma" prosegue Spinoza
"per  i  numeri pi semplici nessuno di questi mezzi   necessario.
Dati, per esempio, i numeri 1, 2, 3, non c'
     
     p 217 .
     
     chi  non  veda che il quarto numero proporzionale  6,  e  ci
molto  pi  chiaramente, perch dal rapporto stesso  del  primo  al
secondo,  che  vediamo con un solo sguardo, concludiamo  il  quarto
numero". E questo  il terzo genere di conoscenza(74).
     La  filosofia,  quindi,  l'uso della ragione per  giungere  a
cogliere  "con  un  solo sguardo" la sostanza, cio  Dio,  cio  la
Natura.  La filosofia , per, anche la capacit di trasformare  la
conoscenza in amore.
     "Noi proviamo diletto di tutto ci che conosciamo con il terzo
genere  di  conoscenza, e tale diletto  accompagnato dall'idea  di
Dio  come causa"(75). Grazie a questo tipo di conoscenza l'idea  di
noi  stessi, come di tutte le cose della Natura,  legata  all'idea
di  Dio come causa; possiamo vederci partecipi di Dio stesso. E  il
piacere  che  accompagna ogni tipo di conoscenza  si  trasforma  in
beatitudine;  e  l'amore, che nutriamo per  tutto  ci  che  ci  d
piacere, si trasforma in amore intellettuale.
     L'amore intellettuale della mente verso Dio  lo stesso  amore
con  il  quale  Dio ama se stesso, o meglio: "L'amore intellettuale
della  mente verso Dio  una parte dell'amore infinito con il quale
Dio ama se stesso"(76).
     Tutta l'opera di Spinoza  dominata dall'immagine di Dio, ma -
come  abbiamo visto - non viene lasciata occasione per sottolineare
l'identit di Dio con la sostanza e, quindi, con la Natura.  Dio  
una  metafora  della  Natura,  e  non  di  una  natura  astratta  o
metafisica,  ma  della natura che ci circonda  e  di  cui  facciamo
parte,  con  i  suoi enti materiali e spirituali  che  riusciamo  a
percepire  e  a conoscere, con i suoi infiniti altri enti  che  non
riusciamo  nemmeno a immaginare, ma che sono impliciti  nel  nostro
pensare la Natura come infinita.
     Allora  anche l'amor Dei intellectualis  una metafora:    la
forza  della  Natura  che conserva se stessa;   la  consapevolezza
dell'uomo  che la sua propria conservazione e il suo proprio  bene,
come  individuo  e  come  genere, non possono  derivare  che  dalla
conservazione e dal bene di tutta la Natura.
     
Homo homini deus.
     
L'uso della ragione per una analisi critica delle Sacre Scritture -
secondo  il  metodo  della filologia -, e della  sostanza  e  degli
affetti  -  secondo  il  metodo  della  geometria  -  consente   la
definizione di un "modello" etico che pu servirci da guida per  la
nostra  vita.  L'etica  di Spinoza, quindi,  rifiuta  le  normative
morali  che  nascono dalla superstizione e dalla paura e  impongono
rinunce e sofferenze per il raggiungimento del bene.
     Il bene - che  vivere in armonia con la Natura - non esclude,
anzi  implica il piacere. Accanto a Socrate, nell'etica di Spinoza,
fa la sua comparsa Epicuro.
     "Nulla,  invero,  se  non  una torva  e  triste  superstizione
proibisce  di  prendersi diletto. [...] Questa  la mia  regola,  e
cos  io ho disposto il mio animo. Nessun nume, o altro, se  non  
invidioso, trae piacere dalla mia impotenza, e dal mio incomodo,  e
attribuisce a virt le lacrime, i singhiozzi, la paura
     
     p 218 .
     
     ed altre cose siffatte che sono segni d'un animo impotente; ma
al  contrario,  quanto maggiore  la Letizia da cui siamo  affetti,
tanto  maggiore  la perfezione a cui passiamo, cio  tanto  pi  
necessario che partecipiamo della natura divina. E' dunque  proprio
dell'uomo saggio servirsi delle cose e trarne diletto per quanto  
possibile  (non  gi  sino alla nausea, perch  ci  non  significa
prender  diletto). E' proprio dell'uomo saggio, dico, ristorarsi  e
rinforzarsi con cibi e bevande moderati e gradevoli, come anche con
odori,  con l'amenit delle piante verdeggianti, con gli ornamenti,
con  la  musica,  con i giochi che esercitano  il  corpo,  con  gli
spettacoli teatrali, e con altre cose siffatte delle quali ciascuno
si  pu servire senza alcun danno altrui. Giacch il corpo umano  
composto  di  moltissime parti di natura diversa,  le  quali  hanno
bisogno continuamente d'un alimento nuovo e vario affinch tutto il
corpo  sia  ugualmente atto a tutto ci che pu seguire  dalla  sua
natura, e, conseguentemente, affinch la mente sia ugualmente  atta
a comprendere pi cose contemporaneamente. Questo metodo di vita si
accorda benissimo tanto con i nostri princpi quanto con la pratica
comune;  quindi, questa maniera di vivere [...]   la  migliore  di
tutte,  e  deve  essere raccomandata in tutti i  modi,  e  non  c'
bisogno  di  trattare  pi  chiaramente n  pi  ampiamente  questo
argomento"(77).
     L'uso  della  ragione  ci  guida nel  godimento  di  una  vita
piacevole,  senza incorrere negli eccessi (che non sono piacere)  e
senza arrecare alcun danno agli altri. Se fa ricorso alla ragione e
con  essa governa le passioni, l'uomo  utile all'uomo, ciascuno  a
tutti  gli  altri. Contro il pessimismo di Hobbes, Spinoza  afferma
che  "l'uomo  un dio per l'uomo"(78). Quella di Spinoza non  per
una  visione  idilliaca;  egli infatti  sa  benissimo  che  "accade
raramente  che gli uomini vivano sotto la guida della  ragione;  e,
invece,  sono stati disposti in modo da essere per lo pi invidiosi
e  molesti gli uni verso gli altri"(79). Eppure, nonostante questo,
gli  uomini rifuggono la vita isolata e solitaria; l'uomo  davvero
un  "animale  socievole" perch gli individui  "possono  procurarsi
molto  pi  facilmente  con  l'aiuto reciproco  ci  di  cui  hanno
bisogno,  e  solo con forze unite possono evitare  i  pericoli  che
incombono dappertutto"(80).
     L'aspetto  utilitaristico, che era presente anche  in  Hobbes,
porta, secondo Spinoza, non al ricorso all'uso della forza da parte
del  sovrano,  ma  all'esercizio della ragione da parte  di  uomini
liberi perch consapevoli.
